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Aumento capitale: per non rimanere scottati......
Articolo del 15 giugno 2014

Da Redazione Finanza


La prima settimana dell’aumento di capitale di ha visto, come da attese, una volatilità record sul titolo dell’istituto senese con gli azionisti disorientati davanti alla complessità dell’operazione di ricapitalizzazione.

Le caratteristiche fortemente diluizione del maxi-aumento di capitale da 5 miliardi di euro varato da Banca Mps hanno creato da subito delle difficoltà di percezione dei movimenti in Borsa del titolo e dei diritti con il 97% del valore dell’azione pre-aumento che è andato proprio sui diritti.

Come aveva avvertito la Consob prima del via del maxi-aumento di capitale, la ricapitalizzazione di Banca Mps presenta caratteristiche fortemente diluizione determinando “un elevato rischio che durante il periodo di offerta in opzione delle nuove azioni si verifichino anomalie di prezzo”. E così è stato con il balzo del 20% sia il primo che il secondo giorno dell’aumento, per poi scendere a doppia cifra il terzo e stabilizzarsi solo nei due giorni successivi. Di contri i diritti hanno mostrato un costante calo di valore.

Aumento a forte sconto e 214 nuove azioni ogni 5 possedute
L’aumento di capitale da 5 miliardi di euro di Mps prevede l’emissione delle nuove azioni ad un prezzo di 1 euro per ciascuna azione, a sconto del 35,5% rispetto al terp, ossia il prezzo teorico delle azioni dopo lo stacco del diritto. Le nuove azioni sono offerte nel rapporto di 214 azioni di nuova emissione ogni 5 azioni possedute.

Diritti di opzione esercitabili fino al 27 giugno
I diritti di opzione, validi per la sottoscrizione di azioni Mps di nuova emissione saranno esercitabili dal 9 giugno al 27 giugno. I diritti di opzione saranno inoltre negoziabili in Borsa fino al 20 giugno. Le banche del consorzio di garanzia si sono impegnati a garantire la sottoscrizione delle azioni ordinarie eventualmente rimaste non esercitate all’esito dell’offerta in Borsa dei diritti inoptati.

Le opzioni in mano agli azionisti di Mps
L’aumento di capitale pone l’azionista di Mps davanti a un bivio: sottoscrivere o meno le nuove azioni. Ipotizzando che un investitore abbia in portafoglio 100 azioni Mps, al prezzo di chiusura di venerdì 9 giugno (24,6 euro), il valore della sua quota ammontava a 2.460 euro (100 x 24,6). Considerando che l’aumento prevede 214 nuove azioni ogni 5 al prezzo di 1 euro, l’esborso richiesto per partecipare all’aumento sarà pari a (100 : 5) x 214 x 1 = 4.280 euro.
Chi sottoscrive interamente l’aumento si troverà con complessive 4.380 azioni. Ipotizzando che il prezzo di carico delle vecchie azioni sia quello della chiusura di venerdì scorso (2.460 euro), più i 4.280 euro investiti per sottoscrivere le nuove azioni, il totale è di 6.740 euro. A fine aumento l’investitore che ha sottoscritto si troverà con un saldo positivo se il titolo si attesterà a valori superiori a 1,54 euro (pari al prezzo rettificato dell’azione Mps ad avvio aumento).

Il possibile conto “salato” di non decidere in tempo su cosa fare dei diritti
Per chi invece non intende sottoscrivere l’aumento di capitale si pone la necessità di cedere i diritti di opzione che sono strumenti finanziari che hanno una scadenza, ossia esercitabili entro la data finale dell’aumento di capitale. Il rischio maggiore per i piccoli investitori che non intendono partecipare alla ricapitalizzazione è quello di vedere scendere in maniera considerevole il valore dei diritti che nel caso di Mps rappresenta il 97% del valore del titolo Mps pre-aumento.
Va ricordato che le banche, in assenza di comunicazione del cliente possessore di azioni in merito all’esercizio dei diritti, sono solite procedere in automatico alla vendita in fase di pre-apertura l’ultimo giorno utile alla negoziazione (per Mps sarà il 20 giugno). Quindi nel caso il valore del diritto scenda notevolmente avvicinandosi negli ultimi giorni dell’aumento, l’investitore “dormiente” rischia di perdere fino al 97% del proprio capitale investito nel caso i diritti si avvicinino a quota zero.

Tra le possibili opzioni c’è anche quella intermedia di sottoscrivere solo in parte l’aumento esercitando solo una parte dei diritti d’opzione a disposizione e cedendo gli altri al prezzo di mercato. Solitamente la cessione è conveniente nei primi giorni dell’aumento perché il prezzo del diritto tende a scendere con l’avvicinarsi della scadenza.
Infine, in ottica prettamente speculativa, l’investitore può decidere di cedere interamente i diritti a propria disposizione e poi ricomprarli negli ultimi giorni dell’aumento nell’intento di riuscire a “strappare” prezzi inferiori.

I numeri di Mps
Monte dei Paschi ha indicato un target di utile netto per 900 milioni di euro nel 2017 (il 2013 è stato chiuso con una perdita netta di 1,43 mld di euro). Su base pro-forma, a livello patrimoniale il Common Equity Tier 1 post-aumento di capitale sarebbe superiore all’11considerando il pieno impatto derivante dall’introduzione delle nuove regole di Basilea 3, ben sopra l’8% minimo richiesto dalla Bce per superare i prossimi stress test. Il consensus Bloomberg vede la perdita netta della banca senese ridursi a 201 mln di euro alla fine di quest’anno dal rosso di 1,43 mld del 2013. Secondo Equita quest’anno Mps ridurrà la perdita netta a 161 milioni di euro con un Core Tier 1 ratio Basilea 3 fully phased al 10,4%. 

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