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La Fisac non firma, la CGIL prende le distanze
Articolo del 21 dicembre 2013

Da GoNews


“La delegazione della Fisac Mps ha deciso autonomamente di non sottoscrivere l’accordo”. A prendere le distanze dalla mancata firma di Fisac Cgil sull’accordo con banca Mps su back office per la cessione del ramo azienda alla societa’ Fruendo e’ la Cigl Toscana.

”Con il gruppo Bassilichi, di cui Fruendo e’ una partecipata – spiega in una nota il sindacato regionale -, le categorie della Fisac e della Fiom e la stessa confederazione hanno sempre avuto corrette relazioni sindacali. Relazioni che hanno concorso al consolidamento del gruppo e alla sua crescita occupazionale”.

“Pensiamo sia interesse generale dei lavoratori del gruppo e della Cgil – si spiega – preservarle e innovarle anche per sostenere le sfide industriali che il gruppo è chiamato a sostenere. Anche per questo pensiamo che una decisione di tale valore meritava e merita un maggior coinvolgimento democratico, a partire dai lavoratori interessati. La Cgil Toscana da ora è impegnata a coinvolgere tutte le strutture per assicurarlo”.

Fonte: ANSA



E’ stato raggiunto nella notte l’accordo tra Banca Monte dei Paschi di Siena, Fruendo e le organizzazioni sindacali per il passaggio all’azienda del Gruppo Bassilichi delle attività amministrative e di back office.

Secondo quanto si apprende, l’accordo sarà valido dal prossimo 1° gennaio e permetterà la creazione di un polo di back office con 1100 addetti. Sempre secondo le stesse fonti l’accordo sindacale prevede la prosecuzione del rapporto di lavoro con il ccnl del credito e il mantenimento del welfare di Mps.

Con l’accordo raggiunto nella notte tra Banca Mps, Fruendo e sindacati 1100 impiegati nelle sedi di Siena, Firenze, Padova, Mantova, Roma, Lecce e Abbiategrasso (Milano) entreranno nella Fruendo, partecipata da Bassilichi (operatore del business process outsourcing) e Accenture (azienda di consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing).

Secondo le stesse fonti, Mps ha individuato in Fruendo il partner industriale che potrà proseguire ”l’ottimizzazione dell’operatività”, facilitando l’apertura al mercato. Fruendo infatti offrirà i suoi servizi anche ad aziende diverse dal Gruppo Montepaschi, sviluppando l’attività in Italia e valorizzando esperienze e professionalità Made in Italy.

Viola: Un accordo che chiude un anno ricco di risultati

“Si tratta di un’operazione positiva che chiude un anno ricco di risultati concreti, garanzia di basi solide per il rilancio della banca”. Così, in una nota, l’ad di Banca Mps, Fabrizio Viola, sull’accordo raggiunto la notte scorsa con la neo costituita joint venture Fruendo e i sindacati per il passaggio di 1.100 dipendenti alla nuova società. “Con la trattativa conclusa oggi viene ancora una volta confermata la linea dell’azienda di recuperare efficienza in modo socialmente sostenibile, evitando licenziamenti pur in presenza di esuberi”. Dopo aver plaudito ai management per l’intesa raggiunta, l’ad sottolinea anche “il senso di responsabilità delle sigle sindacale che hanno firmato l’accordo, senza il quale questo rilancio non sarebbe possibile e non potremmo dare il via ad un grande back office veramente ‘made in Italy”.

Ma la Fisac Cgil non firma: ’Tutte le nostre proposte sono state respinte’

”Tutte le nostre proposte sono state respinte. Da una formalizzazione più efficace delle garanzie occupazionali esigibili nei confronti della banca, ad una estensione più ampia del periodo di mantenimento dei poli nei territori, al tentativo di inserire clausole tendenti ad evitare la possibilità di ulteriori esternalizzazioni tramite cessione di ramo d’azienda da parte di Fruendo a terzi”. Lo sottolinea, con una nota, la Fisac Cgil a conclusione della trattativa relativa alla procedura di cessione del ramo d’azienda fra banca Mps e Fruendo spiegando che “per questo motivo non abbiamo firmato l’accordo e abbiamo deciso di convocare al più presto i direttivi di coordinamento per una valutazione complessiva della situazione”. “La nostra attenzione – sottolinea la Fisac Cgil – si è concentrata sulle garanzie occupazionali in caso di recesso dalla commessa da parte della banca, di crisi o di processi di ristrutturazione, riorganizzazione della società cessionaria. Tali garanzie, che per avere una qualche validità dovrebbero essere effettive ed esigibili, avrebbero dovuto essere formalizzate dalla banca, la quale al contrario non ha mai dimostrato una disponibilità effettiva al riguardo”.

 

Fonte: ANSA

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