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Banche italiane, bad bank? Moody’s stima perdite
Articolo del 2 febbraio 2016

ROMA (WSI) – Arriva il verdetto Moody’s sul piano per la gestione delle sofferenze delle banche italiane che è stato concordato tra la Commissione Ue e l’Italia. Un verdetto in chiaro scuro, dal momento che, se da un lato l’agenzia di rating scrive nel suo Credit Outlook che “lo schema della bad bank aiuterà le banche a ripulire i bilanci, ad attrarre nuovi capitali e a tornare a finanziare l’economia” reale, dall’altro lato viene chiaramente affermato che le stesse banche dovranno imputare a bilancio “perdite che non sono state contabilizzate in precedenza”.

Il motivo?  E’ la considerevole differenza tra il modo in cui i crediti deteriorati saranno valutati e il loro prezzo di mercato. Tali crediti verrebbero infatti, dopo essere stati cartolarizzati e una volta confluiti in una SPV (società veicolo), venduti a prezzi di mercato. E dalla differenza tra le due valutazioni, emergerebbero perdite da iscrivere ai bilanci.

Come spiega Moody’s , l’esistenza di una garanzia statale per la cartolarizzazione dei crediti deteriorati:

“non risolve la questione-chiave dell’ampio divario tra la valutazione degli Npl (Non Performing Loans, appunto crediti deteriorati) da parte delle banche (circa il 40% del valore facciale) e il prezzo di mercato”, che è inferiore anche perchè i tempi procedurali sui crediti in Italia sono di circa 6 anni.

Moody’s ritiene probabile un prezzo di trasferimento pari a circa il 20% del valore nominale dei crediti, sulla base del transfer price del 17,5% adottato per la risoluzione delle quattro banche (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara) lo scorso anno.

L’agenzia di rating non si limita a dare il suo giudizio sulle conseguenze dell’accordo sulla bad bank: nel suo rapporto, Moody’s fa anche una simulazione, calcolando cosa accadrebbe ai coefficienti di patrimonializzazione degli istituti italiani, se tutti i crediti in sofferenza venissero trasferiti nella società veicolo a un prezzo pari al 20% del valore nominale.

Il parametro utilizzato per capire quale banca del panorama italiano soffrirebbe di più è il coefficiente patrimoniale Cet1 ratio, che è il rapporto tra il capitale di cui dispone la banca e le sue attività ponderate per il rischio. Rapporto che viene considerato dalla Bce proprio nei suoi stress test.

Dai calcoli di Moody’s emerge che la solidità delle banche migliorerebbe nel caso di Intesa SanPaolo (Cet1 ratio dal 13,40% attuale al 13,99%, Unicredit (dal 10,20% all’11,57%) e Mps (rispettivamente dall’11% all’11,54%).

La situazione peggiorerebbe invece per Banca Carige, (Cet1 ratio al 12,25% all’11,57%), Ubi Banca (dal 12,97% al 9,91%), BPM (dall’11,35% al 10,52%) e soprattutto per Banco Popolare che assisterebbe a un tonfo del parametro dal 12,25% al 5,94%. Detto questo è la stessa Moody’s a far riferimento che “la banca potrebbe vendere i crediti in sofferenza nel tempo per evitare un impatto immediato”, ricordando come l’istituto sia in trattative  con la Banca Popolare di Milano. Una operazione che, secondo l’agenzia, “diluirebbe le sofferenze”.

Da Wall Street Italia

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